Menu

PassioniUnite

RandagiaMente

Un giorno accadde

 

Ho sempre avuto l’ impressione che, desiderata a lungo una cosa, questa prima o poi si avverasse. 

Non importa quanto tempo ci impiegasse; non importa di che genere di cosa si trattasse, se un oggetto a lungo pensato o una certa situazione. Ciò che invece è rilevante è il fatto che più volte io mi sia trovata a rimuginare fra me e me che quanto stavo vivendo o ottenendo, era un pensiero fatto o più volte ambito nel passato. 

Suppongo che questa constatazione non succeda solo a me: forse fa parte di quelle caratteristiche esistenziali che caratterizzano la storia degli umani.

Fatto sta che ho sempre avuto un pensiero che di tanto in tanto riaffiorava nella mia mente: verso i cinquant’anni la mia vita prenderà una svolta diversa.

Ecco che la mia storia inizia proprio ora...a cinquant’anni.

A cinquant’anni, l’embrione di una svolta. 

Un embrione che sta prendendo forma.

Questo blog, il mio diario. Il diario di PassioniUnite: vita in un camper a giro per il mondo, la scoperta dello Human Design, la libertà di una RandagiaMente, gli acrilici e naturalmente il mondo parallelo dei cani. Chi mi conosce sa che devo tutto ai cani ( ma questo è un altro capitolo del quale mi/vi parlerò).

"Tutto ha un inizio e tutto ha una fine"...è una frase che da qualche tempo mi frulla per la testa.

La mia nuova fase di vita non poteva altro che iniziare dalla fine di un'altra..

 


 

 

 

L'IoConfuso

Siamo tutti esseri diversi. ​Ma, volendo fare un bilancio delle esperienze umane fatte fino ad oggi, la mia convinzione è che l'umanità non si diversifichi in nero o bianco, giallo o mulatto. Non è tanto meno l'aspetto culturale nel quale si è immersi. Non è la provenienza da etnie, non è l'età, non sono i genitori che non ci scegliamo, non è la ricchezza o la povertà ciò che classificano gli esseri umani. Esistono, ciò nonostante, delle categorie che ci raggruppano e ci definiscono. Non so quante esse siano.  Io ne ho individuate qualcheduna. Quella più popolata in assoluto è quella che fa girare il mondo e non lo scompone: è fondamentalmente grazie a loro che esiste un certo equilibrio; è grazie a loro se il mondo è omogenizzato secondo determinati standard nei quali essi stessi si riconoscono ed impostano la propria vita in base ad essi, contribuendo appunto all'equilibrio dell'intero sistema. Il valore nel quale credono è il materialismo e la corsa verso i suoi prodotti. Oggetti che fra averli e non averli cambiano lo status simbol con il quale presentarsi, come fosse il biglietto da visita.  ​Un'altra categoria è formata da personaggi prettamente scaltri, individualisti il cui bene essenziale lo raggiungono sopraffacendo gli altri con inganno e crudeltà.  ​La categoria degli idealisti, quelli che per il bene dei pochi, arrivano a cancellare se stessi e più che è alto l'ideale, più si riconoscono nella battaglia comune e si raggruppano nella sofferenza della missione. ​Quelli che hanno da ridire su tutto, buoni solo a criticare ma senza mai essere propositivi per un cambiamento...e potrei andare avanti per chissà quanto. ​Arrivo alla mia. Posso dire di esservi nata già con le caratteristiche per farvi parte. Sono infatti convinta che l'appartenenza ad un gruppo specifico sia dovuto a fattori non casuali ma orditi da una motivazione suprema. Io non sono mai riuscita a sentirmi parte integrante o, come dire, funzionalmente utile, agli altri gruppi. Siamo una categoria di solitari, di persone che rimangono sole, per scelta o per difficoltà di trovare anime gemelle. Abbiamo una sensibilità fuori dal normale che ci porta ad un'introspezione enorme, ad una curiosità estrema di voler capire le ragioni degli altri, a non accontentarsi del superficiale ma a cercare a fondo i nostri valori. Non tolleriamo il materialismo e l'arrivismo. Preferiamo andare scarruffati a vedere un tramonto piuttosto che scarruffati dal parrucchiere o barbiere che sia. ​Ciascuna categoria si riconosce quando si incontra. ​Il modello di vita vissuta fino a poco tempo fa mi è sempre andato troppo stretto. Non mi sono mai sentita felice se non durante i miei viaggi in Asia ed in Africa. Vivevo in una gabbia d'oro fatta di lavoro, quotidianità e di quattro mura (e ci mancherebbe, mi sono sempre reputata stra-fortunata potendolo affermare). Ciò nonostante il mio spirito è sempre stato altrove. Lontano dal sistema, lontano dalle quattro mura, lontano anni luce dalla situazione della stanzialità. ​Mai compresa e accettata dai miei genitori (non sto dicendo "non amata"), i quali fra l'altro hanno come bilancia l'esatto opposto mio nella loro seconda genita.  Mai riuscita ad avere dei duraturi legami sentimentali. Mai sentita pienamente capita nei miei ideali di vita, escludendo però da questo discorso mio figlio Christopher. Siamo per certi aspetti diversi ma mai come da altri mi sento "riconosciuta" da lui. Ed io "riconosco" lui. ​Poi, per un insieme di accidenti fortuiti, la svolta...La possibilità di provare a realizzarmi in ciò che sento essere la mia vera natura. Ho comprato un camper e sono partita. La morale della storia del pollo....la mia morale e quella di altri simili a me....eccola! Citando le parole dell'autore della storia... ​​la storiella mi fece capire che ero solo una metà di me stesso e che finchè mi fossi cercato al di fuori del mio spirito, avrei vagato divorando maestri e conoscenze senza mai sentirmi soddisfatto. L'altra parte, incompleta quanto me, mi avrebbe atteso finchè la disperazione non mi avesse spinto ad aprire le porte del mio rigore razionale per unirmi a lei, l'impensabile ombra che diventa più grande o più piccola a secondo della posizione del sole, ossia dell'energia che ci tiene in vita, e che possiamo chiamare, se lo vogliamo "divinità interiore"...

 


bb

nn

 Il mezzo pollo

(tratto da La risposta è la domanda, Alejandro Jodorowsky, 2010, ed. Mondadori.


C'era una volta un mezzo pollo. Aveva una sola ala, una sola zampa, un solo occhio, mezza coda, mezzo becco, mezzo corpo, mezza testa. Il mezzo pollo era sempre affamato perché non riusciva a trattenere nulla  di quel che mangiava. Qualunque cosa inghiottisse, scivolava via dal suo mezzo stomaco. Ovunque andasse seminava la devastazione. Divorava intere piantagioni di frumento, granturco, riso e interi orti di lattuga, di legumi, di qualunque cosa. E poi non bastavano un lago, un fiume, un mare con tutti i suoi pesci per placare la sua sete...

Dopo aver girato disperato il mondo intero, quando tornò nel nostro amato deserto il mezzo pollo incontrò un altro mezzo pollo, morto di fame e di sete quanto lui. Subito si vollero bene da buoni fratelli e decisero di unirsi. Non appena accostarono i loro mezzi corpi, la loro carne e le loro ossa si unirono per non stacarsi più. Da allora San Juan, come l'ho chiamato, si nutre tutti i giorni di un chicco di granturco e di una goccia d'acqua. Questo gli basta per sentirsi sazio.

You can add more content to this page by clicking the 'Add Content to Page' button.